Il suggestivo soffitto ligneo del salotto della villa che fu di Piero Giacosa comprende 60 tavolette, disposte su sei file da dieci pezzi. Su venticinque di queste tavolette sono dipinti gli stemmi di 18 famiglie, mentre nella maggior parte delle rimanenti sono raffigurati alcuni motivi ornamentali (soprattutto volti maschili e femminili).
Il soffitto, di origine chiaramente estranea all’ambiente in cui è collocato, è composto da elementi di epoche diverse. Alcune parti sono state oggetto di un recente restauro, altre sono copie ottocentesche di modelli antichi.
Le tavolette dipinte sono invece databili all’ultimo decennio del XV secolo o al più tardi ai primissimi anni del XVI secolo . Si può infatti affermare con certezza che il soffitto proviene dal Biellese e che il committente fu quasi sicuramente il celebre Sebastiano Ferrero (1438-1519), tesoriere generale delle Finanze del ducato di Savoia, nonché tesoriere generale e amministratore delle Finanze ordinarie e straordinarie nel ducato di Milano. Sebastiano fu signore di Gaglianico dal 1476 e di Candelo dal 1489: tra le tante, vengono ricordate solo queste due investiture, perché è molto probabile che il soffitto provenga da una di queste località biellesi.
Gli stemmi di otto delle quindici persone o famiglie (Savoia Acaia, Challant, la Chambre, Fieschi, Mestiatis, Capris/Collocapra, d’Épine/Spina e Ferraris) compaiono due volte; l’arma Avogadro tre volte. Sono raffigurati una sola volta gli stemmi Savoia, Francia, Ferrero, Buronzo, dal Pozzo e Scaglia.
Non è dimostrabile che l’attuale disposizione delle tavolette del soffitto sia quella originale, ma si può osservare che con attenzione ai particolari filologici, sono state mantenute le posizioni di rilievo (quelle in asse con il camino della sala) per le armi dei sovrani e del padrone di casa.
Adiacente alla ben visibile arma del duca di Savoia, sono infatti presenti da una parte lo stemma identificato (anche se a fatica) come quello di Francia, con accanto quello Savoia Acaia, dall’altra lo scudo Ferrero con il leone azzurro in campo argento.
Per quanto riguarda l’arma di Savoia, la rapida successione di ben quattro duchi nel periodo storico indicato rende difficile una precisa attribuzione. Potrebbero essere ricordati Carlo I (duca dal 1482 al 1490), Carlo Giovanni Amedeo (1490-1496), Filippo Senza Terra (1496-1497) o infine Filiberto II (1497-1504).
Come detto sopra, adiacente allo scudo di Savoia è raffigurata un’arma assai deteriorata e quindi di non agevole lettura, ma che sembra essere quella di Francia, attribuibile quindi a Carlo VIII o a Luigi XII.
L’arma Savoia Racconigi dovrebbe essere quella di Claudio di Savoia (morto nel 1521), signore di Racconigi, maresciallo di Savoia nel 1482-1483.
Si suppone che gli scudi Challant si riferiscano a Giovanni di Challant, consignore di Gaglianico (la cui figlia Maria sposò Bono d’Épine portandogli in dote il feudo), oppure a Luigi di Challant Aymavilles (1454-1487), 3° conte di Challant. Si ritiene invece meno probabile che siano stati posti a ricordo del famoso Ibleto di Challant, capitano generale e governatore del Piemonte, protagonista della dedizione di Biella ai Savoia (1379), che pure ebbe porzioni della signoria di Gaglianico nel 1390.
Le armi la Chambre accennano ai legami di questa importantissima famiglia savoiarda sia con gli Challant, sia con i Savoia Racconigi. Infatti Margherita de la Chambre-Seyssel, moglie di Luigi di Challant, era figlia di Amedeo e di Maria di Savoia Racconigi, zia di Claudio di Savoia sopra citato.
Gli altri scudi presenti appartengono sia a famiglie del Biellese che ebbero in precedenza diritti feudali su Candelo (o Gaglianico), sia a lignaggi imparentati con i Ferrero. Lo stemma Avogadro, per esempio, può riferirsi alla moglie dello stesso Sebastiano, Tomena Avogadro di Cerrione; lo stemma Scaglia ricorda Comina, madre di Sebastiano, della famiglia dei signori di Gaglianico.
Val infine la pena di notare l’assenza delle armi di altre importanti famiglie biellesi che ebbero diritti signorili sulle due località in esame, come i Bertodano, i Novellino, i Fontana, i Lessona e i Villani.
È possibile però che il soffitto contenesse originariamente un numero maggiore di stemmi, ma che siano state scelte solo le tavolette meglio conservate. La presenza di ben 8 pannelli lignei non dipinti fa pensare che questi possano aver preso il posto di tavole raffiguranti qualcuno degli stemmi che mancano o qualche motivo ornamentale