Stemmario fotografico


Castelli di Lagnasco (Cn)

I castelli di Lagnasco sono stati sottoposti a un complessa e impegnativa opera di restauro e di recupero, durata circa dieci anni e terminata nel 2008.

Il suggestivo e interessante volume Il Rosso e l'Argento di Gianfranco Gritella, editrice Celid (Torino, ottobre 2008), illustra in dettaglio il rinnovato splendore di questa celebre residenza nobiliare piemontese.







  Tapparelli
Partito, controfasciato di argento e di rosso

(ingresso della cascina)


Stemmi nel castello di ponente

alleanza Malingri - Tapparelli

alleanza Tapparelli - Piossasco

alleanza Rivalta - Tapparelli


Il Salone degli Scudi del castello di levante

Il salone degli scudi, al primo piano del castello di levante, è un grande locale a pianta rettangolare, con un monumentale camino contro la parete nord e un'appendice a loggetta sul fianco est.

Conserva sia un bel soffitto a cassettoni (del 1455 circa), con 70 scudetti di alleanze della famiglia Tapparelli, sia un fregio araldico quattrocentesco sulle pareti.

Gli ultimi lavori di restauro (vedi sopra) hanno mostrato che questo fregio non contava in origine 90 scudi, come ipotizzato a suo tempo sia da Angelo Scordo nello studio Monumenti araldici subalpini, la "Marche d'armes" del castello di Lagnasco, Atti della Società Italiana Studi Araldici, 10° Convivio, Torino 1993, sia da Luisa Clotilde Gentile in Riti ed emblemi. Processi di rappresentazione del potere principesco in area subalpina, XIII-XVI secolo, Zamorani editore, 2008.

Infatti il fregio non proseguiva nel settore centrale della parete nord, ma era interrotto da un camino già esistente all'epoca. Si può quindi ipotizzare che questo fregio contasse 85 - 86 scudi, di cui solo 84 sono conservati.

Gli 84 scudi rimasti dunque formano una striscia affrescata lungo le quattro pareti, con 28 scudi su ciascuno dei lati più lunghi del rettangolo (est e ovest), 17 sul lato sud e 11 sul lato nord. L'identificazione dell'arma è in caratteri gotici dipinti su una fascia bianca compresa tra le bande rossa e nera al di sotto di ciascun scudo.

L'ipotesi più verosimile è che si tratti di una marche d'armes a celebrazione di un evento di rilievo per il ducato, che ebbe echi anche nel castello di Lagnasco. L'affresco è databile alla metà del 1467, in occasione della joyeuse entrée in Savigliano del duca Amedeo IX (come ipotizza Luisa Clotilde Gentile) o al 1468 (secondo l'ipotesi di Angelo Scordo, che suppone un passaggio da Savigliano nel viaggio compiuto da Amedeo IX in Francia all'indomani del trattato di Roma).

Nel 1562 circa il fregio quattrocentesco è cancellato e su di esso è realizzato un nuovo ciclo pittorico, composto da una successione di blasoni di famiglie e di città e di insegne ecclesiastiche; il numero delle insegne è inferiore a quello del fregio precedente.

Nel 1572 circa il camino quattrocentesco è demolito e sostituito con la struttura in marmo attuale: la costruzione del nuovo camino monumentale provoca la cancellazione di almeno uno scudo quattrocentesco alla sinistra del camino e alla parziale troncatura di uno posto sul lato destro.

Il fregio araldico sarà riscoperto probabilmente negli anni Trenta del 1900, ma un maldestro tentativo di intervento provocherà la totale perdita del fregio cinquecentesco, mettendo invece alla luce il ciclo quattrocentesco.



Nella descrizione degli stemmi del fregio, si inizia dalla parete d'onore, cioè dalla parete sud, in quanto su di essa sono rappresentate le armi dei sovrani e si procede in senso orario. Per la loro attribuzione si è fatto riferimento sia ai due testi (Gentile e Scordo) citati in precedenza , sia al volume Il Rosso e l'Argento (Gritella) ricordato nelle prime righe di questa sezione.

Si sottolinea che le attribuzioni fatte a suo tempo da Scordo e Gentile sono precedenti al restauro del castello e dunque non potevano tener conto delle legende, all'epoca illeggibili. Successivamente però Luisa Gentile mi è stata di grande aiuto nella lettura di alcune didascalie gotiche, consentendo identificazioni diverse da quelle proposte da Gritella.

Ho anche ricevuto da Nadia Audisio, dell'Associazione Culturale D'Acord di Lagnasco, che ringrazio vivamente, le immagini di tutti gli stemmi con le relative legende. In questo modo ho potuto completare l'esame delle attribuzioni di Gritella (alcune delle quali francamente incomprensibili) e proporre a mia volta numerose identificazioni differenti.

1 2 3 4 5

1 Di rosso, alla croce d'argento, carica in cuore di una stella d'oro, con il bastone posto in banda attraversante, d'azzurro
(A inizio giugno 2011, Luisa Gentile mi fa osservare che in Fiori di Blasoneria, alla voce Savoia di Racconiggi mons. Della Chiesa indica: la croce, e bastone d'Achaia, con una stella d'oro, e nel cuore della croce per privilegio di Ludovico duca di Savoia, con sbarra rossa. Segnala inoltre che la stella d'oro caricante la croce di Savoia compare anche in un'arma non identificata nella casa Dal Pozzo di Racconigi, come indicato nella nota a pag. 225 di Riti ed emblemi.)
Francesco di Savoia, signore di Racconigi, governatore di Vercelli (1465-1467)

Filippo d'Acaia, barone di Faucigny (Gritella)

2 D'argento, al capo d'azzurro Ludovico I, marchese di Saluzzo (1416-1475)
3 D'argento, al capo di rosso Guglielmo VIII, marchese del Monferrato (1464-1483)
4 Di rosso, alla croce d'argento, carica in cuore di una stella d'oro personaggio, forse di casa Savoia Racconigi, non identificato

(forse) Ludovico di Savoia, re di Cipro (Gritella)

5 Di rosso, alla croce d'argento, con la bordura composta d'argento, d'oro e di rosso
(nell'affresco la bordura è composta d'oro, d'azzurro, d'argento e di rosso)
(probabilmente) Filippo di Savoia, conte di Bresse, poi duca di Savoia (Gentile)

Filippo di Savoia, conte del Genevese (morto però nel 1444) (Scordo)
Savoia-Genevese (Gritella)


6 7 8 9

6 Partito, di rosso, alla croce d'argento, e d'azzurro a tre gigli d'oro Jolanda di Francia, moglie del duca Amedeo IX, duchessa reggente di Savoia
7 Di rosso, alla croce d'argento Amedeo IX, duca di Savoia (1465-1472)
8 D'oro, all'aquila con il volo abbassato, di nero Federico III d'Absburgo, imperatore (1440-1493)
9 D'azzurro, al leone d'argento, con la banda d'oro attraversante il Papa Paolo II (1464-1471)
(Pietro Barbo)


10 11 12 13

10 D'azzurro, a tre gigli d'oro Luigi XI, re di Francia (1461-1483)
11 Inquartato, al 1° e 4° d'azzurro al giglio d'oro con la bordura composta d'argento e di rosso (Borgogna moderna); al 2° partito: a) bandato d'oro e d'azzurro, con la bordura di rosso (Borgogna antica), b) di nero, al leone d'oro, linguato di rosso (Brabante); al 3° partito, di Borgogna antica e d'argento, al leone di rosso, armato, linguato e coronato d'oro (Limburgo); sul tutto, d'oro al leone di nero, armato e linguato di rosso (Fiandra) Filippo il Buono, duca di Borgogna (+1467) o Carlo il Temerario, duca di Borgogna (1467-1477)
12 Inquartato, al 1° e 4° d'azzurro a tre gigli d'oro; al 2° e 3° d'oro al delfino d'azzurro, crestato, pinnato e timonato di rosso Carlo VIII, Delfino di Francia
13 Inquartato, al 1° e 4° d'oro all'aquila con il volo abbassato, di nero; al 2° e 3° d'argento alla biscia ondeggiante in palo, di verde, coronata d'oro, ingoiante un fanciullo ignudo di carnagione, posto in fascia, con le braccia distese Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano


14 15 16 17

14 Di rosso, alla croce d'argento, con il lambello di tre pendenti d'azzurro, attraversante nel capo Carlo di Savoia, principe di Piemonte (1456-1471);

Filiberto di Savoia, principe di Piemonte, poi Filiberto I duca di Savoia (Gritella)

15 Di rosso, alla croce d'argento, con la bordura spinata d'azzurro Giano di Savoia, conte del Genevese;

un Savoia non identificato, forse Carlo di Savoia, poi Carlo I duca di Savoia (Gritella)

16 D'argento a sei moscature di ermellino, 3, 2, 1(alias: d'ermellino) con il capo di rosso, all'aquila d'oro Giovanni di Compey, vescovo di Torino, 1469-1482
17 Grembiato d'oro e d'azzurro Seyssel


18 19 20 21

18 Fasciato di rosso e d'oro, alla pianta di canapa d'argento, sradicata, attraversante
(lo stemma dei Valperga è però fasciato d'oro e di rosso...)
Valperga [de valpergis]
19 Bandato d'azzurro e d'argento Fieschi [de flesco]
20 Inquartato, al 1° e 4° di rosso, al 2° e 3° losangato d'oro e d'azzurro
(nel fregio, i quarti dello stemma sono stati scambiati, infatti la vera arma dei Sanmartino è inquartato, al 1° e 4° d'azzurro a nove rombi d'oro, accollati e appuntati, al 2° e 3° di rosso)
San Martino [de s.to martino]
(viste le numerose incertezze del pittore, lo stemma non deve essere attribuito al ramo di Strambino: il losangato d'oro e d'azzurro può infatti leggersi come d'azzurro, a nove rombi d'oro)
21 D'oro, a tre pappagalli di verde, imbeccati del campo, sostenuti da tre monti d'azzurro uscenti dalla punta Castellamonte [de castromonti]


22 23 24 25

22 Fasciato d'oro e di rosso, di dieci pezzi [de av(og)aris]
Avogadro

Avario di Cherasco (Gritella)
(Questa attribuzione, sulla base della lettura della legenda, è inaccettabile, sia perchè la famiglia Avario fu nobilitata con concessione di stemma solo nel 1571, sia per la posizione dello scudo nel fregio, nella parte dedicata alle famiglie vercellesi. Come mi suggerisce Luisa Gentile, è dunque probabile che il tratto di abbreviazione sia caduto, o che il pittore si sia sbagliato)

23 Inquartato, al 1° e 4° d'oro all'aquila sorante di nero, tenente fra gli artigli un tizzone di verde, infiammato di rosso, posto in banda, al 2° e 3° palato di rosso e d'argento, con il capo d'oro, all'aquila di nero, nascente Tizzone [de tizonis]
24 Inquartato, al 1° e 4° d'argento, alla fascia doppiomerlata, di rosso, al 2° e 3° d'argento, al ramo di arancio, uscente dal cantone destro della punta, rigirantesi in spirale, fogliato di verde e fruttato di tre pezzi, al naturale, ordinati in banda
Dovrebbe trattarsi esattamente di melarance, in relazione al privilegio dei pomi ranzi che la famiglia aveva ricevuto proprio in quegli anni in Vercelli; si veda la descrizione dell'elmo nei due consegnamenti 1613 e 1687:"elmo cinto da due ramoscelli d'arancio fruttati"
Ranzo [de ranzo]
25 Fasciato d'argento e di rosso Caccia [de caciis]

Bonvillard (Gritella)
(questa attribuzione è incomprensibile, in quanto la legenda non lascia alcun dubbio)


26 27 28 29

26 Tagliato cuneato d'oro e d'azzurro Guasco [de vaschis]
27 D'azzurro, all'aquila d'oro
(l'arma nota dei Cocconato è di nero, all'aquila coronata, d'oro)
di Cocconato [de coconato]
28 Di rosso, all'arco rivoltato d'oro, teso e incoccato d'argento Arcatori [de arcatoribus]
29 Troncato di nero e d'argento, al leone dell'uno nell'altro Berzetti o Buronzo [de buroncio]


30 31 32 33

30 D'argento, al gonfalone bifido d'oro, inforcante l'estremità dell'asta, posta in banda Confalonieri di Vercelli [de confaloneris]
31 Bandato d'oro e rosso Miolans [de (mi?)aglani(..)]
32 D'oro a quattro pali di rosso Scarampi [de scarampis]
33 Di rosso, a tre ruote d'argento Roero [de rotaris]


34 35 36 37

34 Partito, al 1º trinciato di rosso e d'argento, al 2º d'azzurro, alla torre d'oro, merlata di tre pezzi Asinari [de axinaris]
35 Troncato cuneato, di rosso e d'argento Malabaila [de malabaila]
36 D'argento, alla stella di rosso, caricata di un crescente rivoltato del campo Montafia [de montafia]
37 Losangato d'oro e d'azzurro Sandigliano [de sandiliano]


38 39 40 41

38 Bandato d’argento e di verde, la seconda banda d’argento carica di una crocetta patente di nero, la traversa inferiore appuntata Vagnone [de vagnonis]
39 D'azzurro al ramo di castagno di verde, fogliato di dieci pezzi, uscente dal cantone destro della punta e rigirantesi in spirale, fruttato di cinque ricci, aperti, al naturale,1, 3, 1, ordinati in banda [de ricis]
famiglia Ricci non identificata con certezza

Ricci "del Monferrato" (Gritella)

40 Di rosso, alla fascia d'argento, caricata di tre gigli d'oro, cuciti, accompagnata in capo da un leone dello stesso, nascente dalla fascia, in punta da un ceppo d'albero, sradicato, di verde, posto in palo
(sono note due versioni dell'arma dei Bellecombe, relativamente simili a quella del fregio)
Bellecombe [de bela comba]
41 D'argento al leone di rosso Parpaglia [de revilasco]


42 43 44 45

42 Troncato di rosso e d'argento, alla banda di nero carica di tre stelle [8] d'oro, attraversante Buschetti [de buschetis]
43 D'azzurro, al palo d'argento, caricato di una fascia diminuita, cuneata, di rosso, accompagnato in capo da due stelle (8) d'oro Altessano [de antesano]
44 D'oro, al falcone al naturale, sonagliato d'oro, fermo sopra una campagna di verde
(nell'immagine compare anche una figura che non facilmente identificata: un ramo? il laccio del falcone?)
[de mo(n)tefarcono]
Monfalcone (Montefaucon)
vedi la voce omonima del Patriziato Subalpino
(Luisa Gentile ritiene che possa trattarsi dei Monfalcone di Moncalieri. In alternativa si potrebbe pensare a un'errata raffigurazione dell'arma dei Montfaucon)

Monfalcone di Asti (Gritella)
(secondo questa ipotesi, a mio parere poco verosimile, potrebbe trattarsi dell'arma finora sconosciuta dei signori di Monfalcone, dello stesso ceppo parentale dei signori di Manzano e Sarmatorio)

45 Scaglionato d'argento e di rosso di Cavaglià o Cavagliati o de Cavagliate [de cavaglate]
(la naturale attribuzione ai di Cavaglià non è però convalidata dalle armi conosciute di questa antichissima famiglia signorile)


46 47 48 49 50

46 D'azzurro, alla banda d'oro Fauzone [de fauzonis]
47 Di rosso, alla fascia d'argento Mentone [de mentono]
48 D'oro, alla banda d'azzurro [de bigionis]
Biglioni
(L'arma di questa antica e importante famiglia di Mondovì è d'oro, al tronco di verde, noderoso, posto in banda, abbastanza simile a quella rappresentata. Inoltre nel fregio l'arma è adiacente a quella di altre importanti famiglie - Faussone, Mentone, Cervere - di aree geografiche vicine)

Corbetta Bellini, già Bigoni (Gritella).
(L'arma consegnata nel 1613 dai Corbetta, consignori di Lessolo, è però d'azzurro, alla fascia d'argento, accompagnata da tre corbelli, d'oro; inoltre questa famiglia compare assai più tardi sul territorio piemontese)

49 D'azzurro, al riscontro di cervo, d'oro Cervere [de cerveris]
50 Bandato di rosso e d'oro [de feraris]
Ferrero di Pinerolo
successivamente consignori di Bibiana e Famolasco


57 58 59 60 61 62

57 Di rosso, alla banda d'azzurro, orlata d'oro, carica di tre scudetti, pure d'oro
(nel fregio, l'orlo della banda è impercettibile)
Cambiano [de cambianis]
58 D'argento, alla banda di rosso Cavoretto [de cabureto]
59 Bandato d'oro e di rosso, con il lambello di cinque pendenti, di nero, attraversante in capo Opezzi [de opecis]
60 D'oro, alla banda di nero ripiena d'argento Della Riva [de la ripa]
61 D’oro alla mezz’aquila di nero, accollata a un mezzo giglio di rosso Costanzi [de constancis]

Francischi (?) (Gritella)
(Gritella scrive che non corrisponde il titolo attribuito ai Costanzi di Alba. Invece l'attribuzione, anche se dubitativa, a una sconosciuta famiglia Francischi è proprio basata su un'errata lettura del titolo)

62 Di rosso, alla banda d'oro, bordata d'azzurro
(l'arma è però di rosso, alla banda d'oro, caricata da due filetti di nero)
Truchietti [de turchetis]


63 64 65 66

63 D'azzurro, a sei cotisse d'oro [de fantinis]
(probabilmente) Fantini di Pinerolo
consignori di Baldissero e Buriasco
(Questa antica famiglia però - secondo Manno - porta bandato, d'oro e di rosso. Potrebbe trattarsi di un'imprecisione del pittore o di errore di Manno, che si basa sui Fiori di Blasoneria)

Fantini di Asti (Gritella)

64 D'azzurro, alla croce d'oro Bersatori [de bersatoribus]
65 D'argento al falcone al naturale, legato e sonagliato d'oro Falconieri (ramo degli Orsini) [de farconeris]
66 D'oro, al leone di nero
(l'arma completa è d'oro al leone di nero, armato e linguato di rosso, con la banda del secondo attraversante)
Canalis [de canalibus]


67 68 69 70

67 D’oro, al pozzo di rosso, sostenuto da due draghi di nero Dal Pozzo [de puteo]
68 Di rosso, al cantone destro, d'argento Malingri [de malingris]
Lo stemma 68 (n. 61 nell'elenco di Gritella, fotografia del fregio a pag. 187, illustrazione, attribuzione e blasonatura a pag. 188) merita un commento più articolato.
Lo scudo dipinto nel fregio è blasonabile di rosso, al cantone destro d'argento e la dicitura sottostante è de malingris. Gritella ipotizza la mancanza di una sbarra d'argento, ma lo blasona erroneamente come di rosso, alla banda (sic) e al cantone sinistro (sic) d'argento e, in base alla legenda, lo attribuisce ai Malingri di Bagnolo, che però portavano uno stemma speculare e cioè Di rosso alla banda e al cantone sinistro, d'argento (vedi a fianco).
Si può comunque tranquillamente ipotizzare che si tratti di un errore del pittore, come si è visto non particolarmente preciso, e quindi attribuire lo scudo ai Malingri.

69 D'azzurro, alla banda scaccata d'oro e di rosso, di tre file Falletti [de faletis]
70 D'argento, al castello d'azzurro, aperto e finestrato d'oro, con il capo d'Angiò [de nicelis]
Nicelli
(Luisa Gentile mi ha suggerito l'ipotesi che potesse trattarsi dell'arma di Cristoforo Nicelli (1389-1482), originario di Piacenza e professore di diritto all'università di Torino. In effetti l'attribuzione pare corretta, visto che lo stemma dei Nicelli di Piacenza (arma di Giovanni Paolo Nicelli nella biblioteca dell'Archiginnasio di Bologna) è assai simile, d'argento, al castello di rosso, con il capo d'Angiò)

Ceva di Nucetto (Gritella)
(questa attribuzione è completamente errata, sia perchè il ramo di Nucetto dei marchesi di Ceva portò sempre il fasciato d'oro e di nero, sia perchè la legenda de nicelis è chiaramente leggibile)


71 72 73 74

71 Fasciato, innestato, nebuloso, d'argento e di nero Cacherano [de cacaranis]
72 Bandato d'argento e di rosso, con il capo d'azzurro, carico di un leone passante, d'oro Borghese
(la sottostante legenda Malingri è relativa al secondo ciclo pittorico)
73 Di rosso, a tre bande d'oro doppiomerlate Beggiamo [de beiamis]
74 D'oro, al leone di rosso Valle (della) di San Martino [de vale s. martini]
(Nel Dizionario Araldico Valsusino, l'arma di Gio. Tommaso della Valle di San Martino, castellano di Giaveno [1458, 1479-1481] è d'argento, al leone di rosso)

75 76 77 78

75 Di rosso a dieci costole umane d'oro, poste in fascia, una sull'altra, cinque per parte Costigliole [de costig(l)olis]
76 D'oro, a due fasce abbassate di rosso, con il leone dello stesso nascente dalla prima fascia Vignati di San Gillio [de vignate]
77 D'argento, al decusse di rosso Ponte [de ponte]
78 D'azzurro, al rovere d'oro, (con i rami decussati e ridecussati) Della Rovere [legenda mancante]
(la quercia è rappresentata senza i rami decussati e ridecussati)

prima del restauro
dopo il restauro
79 80 81 82

79 D'azzurro, a cinque bande d'oro Costa [costis]
80 Bandato, tre pezzi scaccati a tre file d'oro e di rosso e tre pezzi d'azzurro Solaro [de solario]
81 Di rosso, al cerchio d'argento Orsini di Rivalta [de ripalta]
82 Inquartato, al 1º e 4º di rosso, a una colonna d'argento, la base e il capitello d'oro, sormontata da una corona dello stesso, al 2º e 3º d'argento, a due tralci di vite di verde, fruttati di porpora, sradicati, decussati e ridecussati Provana [de provanis]


prima del restauro
dopo il restauro
83 84 85 86

83 D'argento a nove merle di nero, 3, 3, 2 e 1 Piossasco [de plozasco]
84 Bandato di rosso e d'argento
(È più comune lo stemma bandato d'argento e di rosso)
Luserna [de lucerna]
85 D'oro, al leone di nero, linguato e armato di rosso, con la banda dello stesso, attraversante
(L'arma è però d’oro, al leone di nero, armato e linguato di rosso, con la banda composta d'ermellino e di rosso, attraversante)
de Montbel [de montebelo]
86 D’azzurro, a nove stelle (8) d’oro, 3, 3, 2, 1 Incisa [de ancixa]


87 88 89 90

87 Troncato d'oro e di rosso [de boleris]
Bolleris

Lascaris (Gritella)
(questa attribuzione è incomprensibile, in quanto la legenda non lascia alcun dubbio)

88 D'azzurro, alla banda d'argento, accostata da due filetti d'oro Romagnano [de romagnano]
89 Inquartato, al 1° e 4° di rosso, alla banda d'argento, accostata da due filetti d'oro, al 2° e 3° fusato d'argento e di rosso, all'aquila di nero, attraversante sul fusato
(secondo Manno, i conti di Pollenzo portavano inquartato, di Romagnano e d'oro, all'aquila di nero. Il fusato che compare sotto l'aquila sembre però riferirsi ai Grimaldi di Carignano)
Romagnano conti di Pollenzo [de polencio]
90 Fasciato d'oro e di nero Ceva [de ceva]



Luisa Gentile fa osservare la mancanza dello scudo del Cancelliere di Savoia Jean de Saint Michel (Michaelis), presente all'entrée del duca a Savigliano. Il suo scudo potrebbe essere stato cancellato dalla costruzione del camino cinquecentesco.


Palazzo Muratori Cravetta
Savigliano (Cn)



Il salone monumentale

da Riti ed emblemi di Luisa Gentile, Zamorani editore.
Il soffitto di palazzo Muratori-Cravetta a Savigliano, forte di ben 85 scudi, mostra una compresenza del discorso politico e di quello genealogico, a carattere familiare e domestico, che prevarrà a fine secolo. Il teme delle alleanze matrimoniali è presente, ma ancora timido. Le insegne dei padroni di casa, poste al centro e sulle mensole di ogni trave, compaiono talora insieme a quelle di due donne dei Saluzzo o dei Montiglio e dei Cacherano, originari di Asti ma stabilitisi con diritti signorili nel pinerolese.

I rimanenti stemmi sono un po' troppi per essere riferibili ad alleanze matrimoniali dirette: essi costituiscono una rassegna di una cinquantina di lignaggi dell'aristocrazia piemontese, con una notevole rappresentanza di famiglie d'origine astigiana (molte ormai dotate di diritti signorili nel cuneese e nel torinese) e saviglianese, più altre dell'area compresa tra il torinese e il pinerolese, solo in parte corrispondenti a quelle già incontrate a Lagnasco. Vista la coerenza geografica delle famiglie interessate si può pensare a un sistema parentale allargato, che includa anche legami indiretti, per gruppi collegati (gli astigiani, per esempio, potrebbero provenire dalla parentela con i Cacherano. Una sezione d'onore raccolta intorno al camino mostra invece le insegne di alcuni potentati europei. Il papa, l'imperatore, Francia, Gerusalemme, Inghilterra, Ungheria, Spagna, Boemia, Milano, Borgogna, Savoia, il Delfino, Este e Bretagna creano un atlante araldico della cristianità che pone i padroni di casa e le altre famiglie della nobiltà piemontese in un contesto allargato e cosmopolita, ove non manca l'omaggio al duca.

La forchetta cronologica entro la quale venne eseguito il ciclo è piuttosto ridotta. Lo scudo degli Este costituisce un elemento di sicura datazione, poichè reca il palo della Chiesa (una striscia rossa verticale con le chiavi di Pietro poste in croce di Sant'Andrea) che venne adottato nel 1471 da Ercole I d'Este. Un secondo elemento potrebbe essere lo scudo di Borgogna. Carlo il Temerario morì infatti nel 1477, e il ducato di Borgogna propriamente detto venne riunito alla corona di Francia, mentre gli altri territori passarono agli Asburgo attraverso il matrimonio celebrato nello stesso anno tra la figlia Maria e l'arciduca Massimiliano.


Le foto non sono di buona qualità essendo state scattate in condizioni di emergenza.


stemma dei padroni di casa,
non identificati

Boemia

Este

Piossasco non identificato
con certezza

Arcour Provana

Cacherano

Malabaila?
Possavino?
forse Granetti

Asinari

Ricci

Roero

Busca?
Scarampi?

i padroni di casa

Cambiano

Ponte

Gastaldi

Laiolo Valperga

Scarampi?
Busca?

Falletti

Pallavicino Costa

Bolleri?
Lascaris?
forse Granetti

stemma non identificato Sanmartino

stemma non identificato
con certezza
Romagnano?
Bertini?


Palazzo Fauzone di Montaldo - Mondovì (Cn)

Sala degli stemmi
Alleanze matrimoniali dei Fauzone di Montaldo


Duc
(1613)
Bandeggiato d'oro e d'azzurro
Ponte
(16..)
D'argento, alla croce di Sant'Andrea di rosso

Morozzo
(1645)
D'oro, alla banda di nero, doppio merlata
Leone
(17..)
Di rosso al leone d'oro, con la banda dell'uno nell'altro attraversante

Biandrate
(1719)
Di rosso al cavaliere d'argento, con la spada sguainata
Cacherano Challant della Rocca d'Arazzo
(1808)
Inquartato: al 1° e 4° d'oro all'aquila coronata di nero, al 2° di Challant, al 3° di rosso a tre monticelli d'argento, ristretti, sostenuti da un breve dello stesso, svolazzante in fascia, carico del motto "Mit Zeit", in minuscolo gotico, ciascun monticello carico di una pianta di semprevivo, al naturale; e sul tutto, fasciato ondato innestato, d'argento e di nero

stemma non identificato
(forse Mattone?)

Fauzone di Nucetto
Inquartato, al 1° e 4° d'azzurro, al 2° e 3° fasciato d'oro e di nero, alla banda d'oro attraversante sul tutto


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al Blasonario


Ultimo aggiornamento 4 Settembre 2014
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